Dopo qualche mese posso dire che è finito un incubo.
Sì, la parola esatta è incubo. E non esagero.
Perché mentre Mashfrog si prendeva la certificazione da Top Employer per il terzo anno consecutivo (come sia possibile, non lo so), io – come tanti altri colleghi – passavo le notti a rigirarmi nel letto, con la costante paura di essere il prossimo a perdere il lavoro.
Attenzione, non è “sputare nel piatto dove si è mangiato”. Anzi. A me dispiace dover scrivere queste righe, anche perché in generale l'azienda sembra sana. Sembra, perché c'è una BU che nei fatti sta crollando e chi ne sta pagando le conseguenze sono gli operativi.
Nel 2025 il licenziamento fa parte del gioco. Ma il vero problema è che, negli ultimi venti mesi, ho visto a pagare sempre e solo chi si ritrova alla base della piramide. Chi prendeva decisioni sbagliate su decisioni sbagliate è rimasto dov’era. O è stato semplicemente riciclato in nuovi ruoli.
Altri manager – capito l’andazzo – hanno deciso di andarsene. O così è stato fatto passare. Lasciando tutto il peso operativo a chi era già allo stremo.
Nessuna spiegazione. Nessun vero passaggio di consegne. Solo silenzi lunghissimi.
E, ovviamente, a pagare le conseguenze, ancora una volta, chi lavorava ogni giorno.
Uno dei problemi più gravi è la totale mancanza di trasparenza.
Gli operativi non sanno dove sta andando l’azienda, quali sono i piani, quali le strategie. La comunicazione su LinkedIn è costruita per pubblicare un’immagine curata e rassicurante.
Ma nei corridoi dell’headquarter, in realtà, si respira sfiducia, e una tristezza difficile da spiegare a chi non ci è passato.
E poi c’è il paradosso più grande: Mashfrog vanta – a detta anche di chi gestisce le risposte pubbliche – delle partnership con Uno Bravo, promuovendo benessere e salute mentale nei post LinkedIn.
Io, come altri colleghi, in terapia ci vado davvero. Ma non per iniziativa dell’azienda. Ci vado per riuscire a reggere un contesto tossico che, giorno dopo giorno, ti svuota.
Il team HR? Ahimé assente. Se non per dei finti follow-up semestrali dove si parla del più e del meno senza un riscontro effettivo. In tutto questo tempo non ho mai visto un reale tentativo di ascoltare, mediare, o migliorare davvero l’ambiente di lavoro.
L’unica nota davvero positiva è il gruppo di colleghi che si è formato. In un contesto simile, fare gruppo diventa una forma di resistenza. Di sopravvivenza. E certe persone, per fortuna, riesci a portarle con te anche dopo.
Fuori da questo mondo. Quindi, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Grazie Mashfrog.